Home sweet home

that is the art of compromise between what you see on furnishing magazines and the harsh reality of the tangled channels, sockets, power strips, loose wires, devastated walls ……

Tot: 90% 10% pure grunge shabby chic but there is not really test

These days, taken by incontrovertible need such rapture, I decided to tackle the epic undertaking / zen of painting home. Epic / zen for several reasons, let’s show in great detail. Let’s start from the beginning.

As city zen Lama in times of crisis council to practice karma yoga, or the yoga; distemper, clean and throw the old accumulated between the walls of the house has a cathartic value. So, in addition to dispensing it as advice from consistent Lama I apply to myself. But not only are they a city zen Lama, is also an artist (which in this case is an aggravating rather than an advantage), so I decide that the house has its own soul, must be respected, and I have to understand what are the colors that best adapt to its energy. Start a ’empirical survey done racing in paint factory, car trips in the various Sores, in search of nuances, each time with the rich spoils of the samples, the Holy Grail type dell’imbianchino, I come home full of hope. The walls are covered with samples, the research is in its full. The relatives are factored in spite of the recalcitrant protests, a little ‘out of necessity and a little’ curiosity kidnapped by “green Cape Town”, “good morning blues Oslo”, “Verdi veranda”, sophisticated grays to “all about gray”, “Magnolia”, “white chalk” and other less happy choices that are close to the “mole” and surroundings. The spirit that animates me is very positive, innovation, art, esprit nouveau is my mantra. Then he begins to creep part of karma yoga, and zen. The house is full of things, whitewashed wall after wall, emptying, throwing, tidying, cleaning, proud as a penitent, bright as a yogini, the “Eat Pray Love”, I replace a jaunty “empties, whitening, lava.” The effect is almost the same. Hunger is fierce after physical work, my son looks at me terrified. But here in this swirl of rolls and milk an insane thought begins to make its way into the mind, it is the classic war of city zen Lama, my spiritual test. They will give away two decoration magazines, yes, right now. The comparison is a must. In homes brought to the model, there are no closets, there are no books, at least, not nearly a tenth of ours, no toothbrushes, things in the kitchen, not even a spoon, there are things out there that I know two slippers, nothing. Okay tell me, life seems not to live there, or they are aliens. Then we come to the most painful notes, the walls, those of magazines, are whitened tone fairytale, green sage and stucco, turquoise and red of Herculaneum, concrete exposed as it were a work of Canova, with fierce pride, as opposed to neutral shades of beds made so well to cry. Incidentally I’ve never figured out how to make the bed and have it stretched, so I took all duvets, duvet covers, it crumples everything shake and go. According to my theory the duvet keeps you warm in winter and cool in summer. Then the walls, theses, shaved, straight, electrical outlets: invisible.

As city zen blade I wavered, the confrontation was devastating. My walls are indescribable, the outlets joined in slippers, with wires and ducts popping out everywhere. This afternoon because whitening are in the middle of these issues, the family gathered, we add a power strip? We add a channel? Here or there? The decision was between what was functional and aesthetically decent and hidden but unreachable for inconvenience. Such that access to the socket must move three mobile and handing me back to get doing Pilates and yoga stretching +. Well, home sweet home, this is the reality. Wires, plugs, power strips, walls from Zen meditation, and chaos everywhere. Art, meditation, karma yoga and downright ugly wires mixed with everything that flows and is called life. I passed my spiritual test as Gandalf has refused the ring of power, I refused the perfect home and lifeless. Are almost at peace with myself …..
ovvero l’arte del compromesso tra ciò che si vede sulle riviste d’arredamento e la dura realtà del groviglio di canaline, prese, ciabatte, fili volanti, pareti devastate……

Tot: 90% grunge puro 10% shabby non proprio chic ma ci si prova

In questi giorni, presa da necessità incontrovertibile tipo raptus, ho deciso di affrontare l’impresa epica/zen dell’imbiancatura di casa. Epica/zen per diversi motivi, vediamo di snocciolarli con dovizia di particolari. Partiamo dall’inizio.

Come lama city zen nei momenti di crisi consiglio di praticare il karma yoga, ovvero lo yoga dell’azione; imbiancare, pulire e buttare il vecchio accumulato tra le pareti di casa ha una valenza catartica. Così, oltre a dispensarlo come consiglio, da lama coerente lo applico a me stessa. Ma non solo sono un lama city zen, sono anche artista (che in questo caso è un’aggravante più che un vantaggio), così decido che la casa ha una sua anima, va rispettata, e devo capire quali sono i colori che meglio si adattano alla sua energia. Inizia un’ indagine empirica fatta di corse in colorificio, viaggi in auto nei vari Leroy Merlin e Brico, alla ricerca delle sfumature, ogni volta con il ricco bottino dei campioni, tipo Santo Gral dell’imbianchino, torno a casa piena di speranze. Le pareti sono tappezzate di campioni, la ricerca è nel suo pieno. I congiunti sono presi dentro nonostante le recalcitranti proteste, un po’ per necessità e un po’ per curiosità rapiti da “verdi Cape Town”, “azzurri good morning Oslo”, “Verdi veranda”, grigi raffinati alla “all about grey”, “Magnolia”, “chalk white” e altre scelte meno felici che stanno vicino al “talpa” e dintorni. Lo spirito che mi anima è decisamente positivo, innovazione, arte, esprit nouveau è il mio mantra. Poi inizia ad insinuarsi la parte del karma yoga, e dello zen. La casa è piena di cose, imbianco parete dopo parete, svuotando, buttando, riordinando, pulendo, fiera come una penitente, luminosa come una yogini, al “mangia, prega, ama”, sostituisco un baldanzoso “svuota, imbianca, lava”. L’effetto è quasi lo stesso. La fame è feroce dopo i lavori fisici, mio figlio mi guarda orrefatto. Ma ecco che in questo turbinio di rulli e latte un insano pensiero inizia a farsi strada nella mente, è la classica guerra del lama city zen, la mia prova spirituale. Mi vengono regalate due riviste d’arredamento, sì, proprio ora. Il confronto è d’obbligo. Nelle case portate a modello, non ci sono armadi, non ci sono libri, almeno, neanche lontanamente un decimo dei nostri, non ci sono spazzolini da denti, cose in cucina, nemmeno un cucchiaino, non ci sono cose in giro, che so due pantofole, niente. Va beh mi dico, la vita sembra non abitare lì, oppure sono alieni. Poi arriviamo alle note più dolenti, i muri, quelli delle riviste, sono imbiancati di tonalità fiabesche, verdi salvia e stucchi, turchesi e rossi di Ercolano, cemento esposto come fosse un’opera di Canova, con fiero orgoglio, contrapposto a tinte neutre su letti fatti così bene da piangere. Per inciso non ho mai capito come fare il letto e averlo teso, così ho preso per tutti piumini, copripiumini, si appallottola tutto si agita e via. Secondo la mia teoria il piumino tiene caldo d’inverno e freddo d’estate. Poi i muri, tesi, rasati, lisci, le prese elettriche: invisibili.

Come lama city zen ho vacillato, il confronto era devastante. I miei muri sono indescrivibili, le prese unite a ciabatte, con fili e canaline che saltano fuori dappertutto. Oggi pomeriggio proprio perché imbiancando sono nel mezzo di queste questioni, la famiglia si è riunita, aggiungiamo una ciabatta? Aggiungiamo una canalina? Qui o lì? La decisione era tra cosa fosse funzionale ed esteticamente decente e nascosto ma irraggiungibile per scomodità. Tipo che per accedere alla presa devo spostare tre mobili e allungarmi dietro per arrivarci facendo pilates e stretching + yoga. Bene, home sweet home, questa è la realtà. Fili, prese, ciabatte, muri da meditazione zen, e caos dappertutto. Arte, meditazione, karma yoga e fili decisamente orrendi mescolati a tutto quello che scorre e si chiama vita. Ho superato la mia prova spirituale, come Gandalf ha ricusato l’anello del potere, ho rifiutato la casa perfetta e priva di vita. Sono quasi in pace con me stessa…..quasi.

manuelametra

I am an Artist, located in Italy, the country of Art and Dolce Vita, I am specialized in art laboratories: ceramic and painting, helping people to meet the creative side of life, and helping creative entrepreneurs and companies with branding through my artworks with a dash of clean style to capture the harmony of life. I also work in Hospitals with ceramic therapy laboratory for children. This blog is my Artistic Salad, filled with creativity, beauty, joie de vivre, passion and tools for creative minds.

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